Varia, una sintesi di teologia, cosmografia e scenotecnica

La Varia11/08/2014 – Pubblichiamo un articolo di Antonello Scarfone che offre nuovi spunti di interpretazione e aiuta a comprendere alcuni aspetti della Varia e della sua struttura ancora poco conosciuti. 

Sono stati spesso sottovalutati l’importanza ed il significato delle feste della “Vara” di Messina e della “Varia” di Palmi. Sarebbe pretenzioso sperare di racchiuderli in poche battute, ma in maniera, se vogliamo, impropria possiamo affermare che la Varia è un “oggetto misterioso”, che, molti secoli orsono, i nostri avi hanno realizzato e ci hanno tramandato. Nel costruirlo, lo hanno innervato e hanno incluso al suo interno alcuni millenni di storia, di conoscenze e di tradizioni, facendone un oggetto Sacro intriso di valenze e significati ben più profondi e reconditi di quanto, ad un primo esame, possa apparire.

La Varia è, prima e sopra ogni altra cosa, la rappresentazione scenica, sacra e trionfale, del “transitus Mariae”, l’assunzione al Cielo di Colei che per dirla con Dante “pria ch’altra alma del trionfo di Cristo fu assunta”. Essa è rappresentazione tangibile di un patto di fede invincibile tra un popolo e la sua Protettrice Celeste. Segno di una fede le cui radici affondano così in profondità da non poter essere scalfite, tanto che nulla ha potuto arrestare nei secoli il conservarsi e il crescere di questa tradizione.   Una fede ed una tradizione consolidatasi  e concretizzatasi intorno alla sua celebrazione più sorprendente, tanto da fare del Sacro carro Mariano elemento identificativo della stessa Città di Palmi unita intorno alla sua Protettrice. La Varia diviene in tal modo sinonimo di un popolo, essa è il simbolo della forza delle loro fede incrollabile, ponte che unisce secoli e generazioni.

Da un punto di vista storico, la Varia si inserisce nella tradizione delle grandi macchine devozionali, mutuata dai carri e dagli archi trionfali e dalle colonne contro la peste. Le informazioni più antiche in nostro possesso ce le tramanda Francesco Maurolico, erudito messinese, il quale, nel 1562, parla del trionfo della Vergine Assunta che ogni anno viene festeggiato a Messina a metà agosto. Dall’esame dell’opera di diversi autori e storici, sembra possibile individuare in Francesco Maurolico l’ideatore, mentre in Mastro Radese, probabilmente di origini calabresi, il primo costruttore. Grande influenza nello sviluppo del Carro trionfale deve poi aver avuto l’opera di Polidoro Caldara da Caravaggio esperto nella costruzione di archi e carri trionfali e dell’architetto Giovanni Cortese.

L’origine della festa può essere collocata nel 1535. Il 21 ottobre 1535, infatti, l’imperatore Carlo V, vincitore a Tunisi e la Goletta, entra trionfalmente a Messina: è l’occasione per la costruzione della grande macchina celebrativa. All’indomani della battaglia di Lepanto e della terribile peste che ne consegue, è il legame, rinsaldato dalla sofferenza, tra le due coste dello Stretto a diffondere anche in Calabria il culto di Maria S.S. della Lettera e le celebrazioni della Vara. Ed anche Palmi, già dal 1582, ha una sua Vara e così pure Seminara, Rosarno ed altri paesi della Piana. La “macchina” prende forma. Equilibrio perfetto di pezzi abilmente creati per sostenere figure e meccanismi.

Ma cosa rappresentano la Varia e le sue parti, quale il significato allegorico del carro sacro? Il modello della Vara, infatti, è stato mutuato ed è imbevuto di conoscenze sviluppate e consolidate nel corso di secoli, con riferimento particolare alla teologia, alla cosmografia ed al funzionamento degli automi. La struttura della Vara diviene una sintesi di teologia, cosmografia e scenotecnica, intrisa di moltissimi significati allegorici, che si è conservata intatta fino ad oggi. Ed infatti nella macchina che ancora si usa a Palmi per la celebrazione della Festa, realizzata a fine ottocento dal Cav. Giuseppe  Militano sulla scorta dei modelli della macchine più antiche, è possibile “leggere” questa carica di simboli ed allegorie. La struttura poggia sul “Cippu”, basamento in legno del carro e rappresentazione della “camera della dormizione”, al centro del quale è posta la bara circondata dagli apostoli che fissa iconograficamente la scena della “dormitiovirginis”, origine e centro del moto, della transizione.

A sovrastare la scena della dormizione vi è una rappresentazione plastica delle conoscenze cosmografiche del 500’ pre-Copernicano. Nella macchina trova posto una complessa simbologia atta ad esplicitare l’organizzazione dell’universo secondo il sistema geocentrico Aristotelico-Tolemaico, scandendo l’ordine delle sfere celesti che la Madre di Dio doveva attraversare per raggiugere l’Empireo. Assolutamente rilevante è la corrispondenza con la rappresentazione che ne fa Dante nella Divina Commedia, anche nella scelta delle schiere angeliche per indicare i vari cieli. Il Cippo è quindi la Terra, intorno alla quale ruotano otto sfere: sette corrispondenti ai pianeti (nell’ordine: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno) è l’ultima alle stelle fisse. In alto trova posto una grande sfera celeste fasciata in oro che, con molta probabilità, rappresenta il Primo Mobile.

Al di sopra di esso vi è il Padreterno, che poggia su quattro figure atte a rappresentare le Virtù Cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, pilastri di una vita cristiana votata al bene. L’interpretazione della figura del Padreterno è controversa, anche in ragione del fatto che nella Vara di Messina troviamo invece il Cristo, che innalza e sorregge la Madre, l’Animella che, mirabilmente, chiude la rappresentazione, stagliandosi, come in volo, contro il cielo fattosi rosso al tramonto. Le poche battute di questo articolo non hanno certo la pretesa di esaurire un argomento tanto complesso  e dibattuto. Desideriamo piuttosto dare avvio e spunto a ricerche più complesse condotte, se possibile, da esperti che possano aiutare a comprendere appieno il valore di una festa cosi profondamente legata al comune sentire, alla Fede ed alle Tradizioni di questo Territorio tanto più oggi che, grazie al lavoro di generosi volontari, la Varia si appresta a ricevere il riconoscimento da parte  dell’UNESCO di patrimonio immateriale dell’Umanità.

Antonello Scarfone